

A quasi un decennio dall’uscita dell’album di debutto It Goes Like This, l’influenza di Thomas Rhett sulla musica country si è rivelata enorme. Il suo caratteristico stile radiofonico poppeggiante e spesso appassionato non solo ha generato successi come ‘Die a Happy Man’ e ‘Crash and Burn’ ma ha anche indicato la strada a una giovane generazione cantautorale che non teme di flirtare con generi che esulano dai confini del country. Combinando quel mix di canzoni d’amore ispirate e brani rilassati e festosi che l’hanno fatto emergere e apprezzare dal pubblico, il sesto album in studio, Where We Started, ne corona in qualche modo i primi 10 anni di carriera. Se ‘Church Boots’ attinge alle radici dello stesso Thomas Rhett per connettersi con la tipica fanbase country, ‘Half Of Me’ è un’ode giocosa all’atto di godersi una birra fredda che vanta la partecipazione di Riley Green. Momento più eclatante dell’album, ‘Death Row’ è invece una collaborazione con Tyler Hubbard e Russell Dickerson che rievoca una performance offerta davvero dal trio ai detenuti nel braccio della morte in un carcere maschile. Infine, la title track è un duetto godibilissimo e orecchiabile con Katy Perry, che rafforza ulteriormente il legame del cantante con il mondo del pop.
“Penso sia fondamentale guardare indietro a dove hai cominciato, perché non puoi essere davvero felice del futuro se prima non torni con il pensiero agli esordi e ti trovi a realizzare qualcosa del tipo ‘Accidenti, abbiamo iniziato da zero’”, racconta a Apple Music. “E i risultati che siamo riusciti a raggiungere finora sono letteralmente incredibili. Mi trovo in una fase della vita di profonda riflessione e provo riconoscenza per le cose che mi sono capitate, non solo dal punto di vista professionale ma anche familiare”. A seguire, Thomas Rhett analizza varie tracce di Where We Started.
‘The Hill’
“Se vai a leggere alcuni crediti nei miei ultimi dischi, troverai pochi brani che non contengano il mio nome. Dopo aver scritto ‘Die a Happy Man’, ho avuto la sensazione che se non mi fossi lasciato coinvolgere dalla canzone, sarebbe diventata comunque un grande brano, senza però possedere quel senso di identificazione personale che porto invece in una sessione di registrazione. Penso che chiunque possa scrivere un brano sull’amore, ma non riuscirà mai a rappresentare pienamente quel che provo per mia moglie, a meno che io non possa in qualche modo inserire il mio punto di vista. E siccome ricopro il ruolo di riparatore nel nostro rapporto, ogni volta che [mia moglie] Lauren è turbata, mi chiedo solo cosa posso fare. ‘Come posso porre rimedio a quel che ho appena detto?’, ‘Mio Dio, posso rimangiarmi quel commento?’. Il giorno dopo mi hanno inviato questa canzone e mentre l’ascoltavo sono scoppiato in lacrime in cucina, perché l’impatto è stato del tipo, ‘Potrei averla scritta io’”.
‘Church Boots’
“Credo che l’idea generale del brano sia che sono sempre lo stesso tizio, a prescindere dalla situazione in cui mi trovo. Mi aggrappo alle cose che contano davvero per me. La domenica indosso gli stessi jeans del venerdì. La domenica infilo gli stessi stivali con cui lavoro nei campi il lunedì o il martedì. E ho pensato che la canzone potesse rispecchiare la situazione in cui tanta gente ti dice ‘Hey, hai davvero intenzione di indossare quelli? Ti vesti così per andare in chiesa?’, e tu rispondi ‘Certamente. Devo solo levare un po’ di polvere dagli stivali e siamo pronti per andare’. Mio padre è esattamente così, e anche mio nonno. Ma lo sono anche io ed evidentemente un sacco di altra gente nel mondo. Mi è sembrato perciò un modo peculiare per affermare che in ogni occasione sono sempre io, in tutto e per tutto”.
‘Angels’
“Ho composto il brano con Teddy Swims, Josh Thompson e Julian Bunetta. L’ho scritto da una prospettiva personale, del tipo ‘Accidenti, quante cose ho realizzato con te al mio fianco; non mi capacito di come tu faccia a essere ancora qui. Hai viaggiato insieme a me per 800.000 show, sei stata seduta con me durante le interviste radio, sei venuta ovunque, hai rappresentato sempre la mia roccia e l’hai fatto con una tale grazia’. Perché non è facile essere sposati con qualcuno che fa questo mestiere. Ho guardato mia moglie e mi sono detto ‘A volte penso che tu non sia umana, forse sei un angelo vero e proprio’”.
‘Half of Me’ (feat. Riley Green)
“Credo che la storia di questo brano sia la mia preferita dell’album. Io e mio padre ci trovavamo in viaggio insieme a Josh Thompson e Will Bundy, e avevamo appena finito di scrivere una canzone che non piaceva a nessuno, che è sempre una seccatura quando sei in giro. Una volta scesi dal bus, ho dato un’occhiata a Josh e gli ho detto ‘Amico, scriviamo un’altra canzone stasera, più tardi, per ora sono fuori fase. Vuoi andare ad allenarti? Vuoi mangiare qualcosa?’ E lui ha risposto ‘No, metà di me vorrebbe bere una birra, e l’altra metà pure’. Ci siamo scambiati uno sguardo d’intesa che significava qualcosa del tipo ‘Ok, mettiamo giù questa’, siamo letteralmente tornati sul bus e abbiamo tirato fuori la canzone in 45 minuti”.
‘Death Row’ (feat. Tyler Hubbard and Russell Dickerson)
“Avevano chiesto a me, Tyler e Russell di andare a cantare alcune canzoni per dei detenuti che stavano scontando una condanna nel braccio della morte. Senza neanche accorgercene, abbiamo suonato per un’ora. E all’ultimo brano, uno dei detenuti ha detto ‘Dovete fare cantare a questo tipo la sua versione di ‘Amazing Grace’’. Perciò, il tizio è salito sul palco, col piede incatenato, si è seduto insieme a noi e, mio Dio, ha cantato la versione più magnifica di ‘Amazing Grace’ che abbiate mai sentito. Non so dire cosa ho provato, ma dopo aver terminato il nostro set e aver parlato con alcuni di loro, ho sentito crescere l’empatia, del tipo ‘Tutti abbiamo fatto errori terribili nella nostra vita e alcuni finiscono per essere peggiori di altri’, ma ho anche realizzato che c’è sempre spazio per la redenzione”.
‘Slow Down Summer’
“Se guardo indietro al mio catalogo, credo che il pubblico apprezzasse brani come ‘Marry Me’ perché si trattava di uno strano concetto, considerato che arrivava da un tipo che scrive tante canzoni d’amore. Così, pubblicando questo pezzo, ho ritenuto di poter ricalcare un po’ di ciò che la gente amava di ‘Marry Me’, trasformandolo però in un’idea diversa e unica, dal titolo ‘Slow Down Summer’. Ed è stato davvero un bel modo di iniziare questo disco, perché sento che, se questa è l'introduzione, ci sono tante direzioni diverse in cui possiamo andare, e la gente verrà colta completamente di sorpresa, in senso buono”.
‘Us Someday’
“Durante la registrazione, ho ascoltato molte canzoni dei Beatles. Una delle mie preferite è ‘Eleanor Rigby’, che parte con una sezione di archi che va avanti fino alla fine. Nel country, questi strumenti non sono molto benvoluti, forse perché ti fanno suonare un po’ come Sinatra o una big band. Invece, è stato interessante quando gli archi sono entrati insieme alla batteria, la chitarra acustica e la steel guitar; aveva completamente senso. Credo che, da un punto di vista della produzione, questo espediente faccia risaltare il brano. E per quanto riguarda il testo, si tratta di materiale che molte persone saranno felici di sentire da me”.
‘Where We Started’ (feat. Katy Perry)
“Non mi interessava avere un featuring su questa traccia ma la mia etichetta discografica continuava a dire ‘Hey, questa sarebbe spettacolare con una voce femminile’. E io: ‘Va bene, ma a chi vorreste chiedere?’. E loro: ‘Katy Perry’. Sono letteralmente scoppiato a ridere. Ho detto ‘In primo luogo, non è possibile che le piaccia il brano, e secondo, che abbia interesse a cantarla con me’. Lei ha risposto altrettanto letteralmente il giorno dopo al nostro management e ha detto di sì. C’è proprio la mano di Dio qui. Non puoi inventarti queste cose. Sono un fan di Katy da quando avevo 14 anni. Per come la vedo io, è un’icona pop della mia generazione”.