

Una volta, non troppo tempo fa, le cose erano relativamente semplici per Beatrice Laus: scriveva e registrava canzoni nella sua cameretta a Londra, le postava online e, a quel punto, il mondo poteva o meno scovarla. E lo ha decisamente fatto. Tanto che, ad appena 23 anni e con già due album pubblicati, l’artista della classe Up Next si è ritrovata a partecipare a un incontro con Rick Rubin, figura a metà strada tra il mistico, il producer e l’istituzione del settore musicale. “Credo che l’idea fosse semplicemente quella di conoscerci”, dice a Apple Music. “Tutto l’incontro è stato fondamentalmente una chiacchierata sulla vita, abbiamo parlato del più e del meno. È stata quasi una seduta di terapia. Alla fine, credo di aver detto ‘Oh, ho scritto un po’ di canzoni. Vuoi sentirle?’” Quei brani sono diventati parte di This Is How Tomorrow Moves, un sontuoso e straordinariamente solido terzo album che Laus, sicura come non mai, ha registrato con Rubin al leggendario studio Shangri-La di Malibu, a una discreta distanza dalla stanza londinese di cui sopra. È un disco sull’autorealizzazione e sulla crescita, scritto nel periodo immediatamente successivo alla fine di una relazione, quando la cantautrice, sempre online e costantemente sotto gli occhi del pubblico, in tour e lontana da casa, ha fatto i conti con una vita che non riusciva più a riconoscere. “Avevo davvero bisogno che la musica mi aiutasse a capire cosa stava succedendo al mio cervello”, racconta. “Avevo semplicemente un sacco di cose da dire. Non pensavo per niente a come sarebbero uscite. Hai presente quando devi assolutamente andare in bagno? Ecco come mi sentivo: dovevo a tutti i costi scrivere una canzone”. Allo Shangri-La, Rubin l’ha invitata a capire e a sentire quello che aveva scritto nella maniera più semplice e chiara possibile, in termini emozionali. Anche se è ancora evidente l’ispirazione a un’ampia fascia alternativa di rock e pop anni ’90 (‘Post’ o ‘Take A Bite’, in stile Incubus), Laus si dimostra a proprio agio nel cuore di una spoglia ballata al pianoforte (‘Girl Song’) quanto tra le trombe e le rullate di un’incandescente marcia indie folk (‘Ever Seen’). È il suono di un’artista che trova la lucidità e se stessa, di un’artista che alza il livello. “Penso che stare in un luogo come lo Shangri-La e sapere di essere al lavoro su un disco con Rick siano cose che ti spronano”, spiega. “Ti dici tipo ‘Ok, è il momento di brillare’”. Continua a leggere le considerazioni di Laus su alcuni dei brani chiave dell’album. ‘Girl Song’ “Penso si possa discutere sul fatto che, di tutti i pezzi del disco, ‘Girl Song’ sia quello più tragico. L’ho scritto perché sto ancora cercando di venire a capo di cose come crescere, amare me stessa, il mio aspetto, la questione fisica e tutte quelle chiacchiere senza senso. Ma è la sesta canzone in scaletta, perché mi sembrava la posizione perfetta. Doveva essere esattamente al centro dell’album, perché non era fatta né per l’inizio né per la fine. Era così che mi sentivo in quel momento”. ‘Beaches’ “Ho scritto ‘Beaches’ per esprimere quanto buttarmi in questa avventura mi terrorizzasse. Sono il tipo di persona che dà un valore al fatto di sentirsi a proprio agio, alla lealtà e all’idea di potermi fidare della gente che mi circonda, senza cambiare troppe cose. Ma sarei stata un’idiota a dire no [a Rubin]. Ricordo che il mio ragazzo mi diceva ‘Sei pazza? Devi andare’. Sono abituata a fare musica a casa, non in un posto enorme e di lusso”. ‘The Man Who Left Too Soon’ “In realtà, questa è stata scritta nella mia stanza d’albergo a Los Angeles. Non ho mai vissuto l’esperienza della morte nella mia famiglia e mi sono sempre chiesta come sarebbe stato. Sfortunatamente, il mio attuale fidanzato ha perso suo padre quando aveva più o meno 20 anni. Dovevo capire come ci si sente e il tipo di impatto che una cosa del genere può avere su una persona. Volevo scriverne per comprendere cosa significasse per l’altra gente, cosa significasse per lui e cosa significherebbe per me”. ‘This Is How It Went’ “Mi rende terribilmente nervosa. Un’esperienza molto intensa che ho vissuto e di cui sentivo il bisogno di scrivere. Devo buttare fuori tutta questa merda”.