Headlights

Headlights

L’indie rock enigmatico e sincero di Alex G gli ha aperto porte insospettabili: ha suonato la chitarra e curato arrangiamenti in Endless e Blonde di Frank Ocean, ha co-scritto e prodotto buona parte di The Great Impersonator di Halsey, è stato in tournée con i Foo Fighters e ha firmato la colonna sonora del film di Jane Schoenbrun, Ho visto la TV brillare (2024), un’opera, come la sua musica, destinata da subito a diventare di culto. Gioca con la nostalgia pop dei primi anni ’90 in modo tanto rassicurante quanto inquietante. Non è un nome noto, ma tocca un nervo scoperto. Il suo primo album per una major (qualsiasi cosa voglia dire oggi, nel 2025), Headlights, non si discosta molto, per genere o intensità, dalla serie di album pubblicati per Domino, da Beach Music (2015) a God Save the Animals (2022). “Ogni due settimane avevo una canzone nuova e iniziavo a lavorarci”, racconta a Apple Music. “Alla fine, dopo un paio d’anni, credo di essermi ritrovato con queste 12 tracce che funzionavano”. I brani più lineari sono anche più limpidi (come la cadenza di ‘Logan Hotel’ che ricorda i Wilco agli inizi), mentre gli esperimenti si fanno sia più arditi sia più orecchiabili (vedi l’hyperpop di ‘Bounce Boy’, che fa largo uso dell’autotune). Alex G, che da sempre sa evocare emozioni intense da paesaggi sonori sfocati, ha ormai imparato a dosare i dettagli con maestria: basta ascoltare la fisarmonica in ‘June Guitar’ o il coro di voci femminili che entra ed esce dalla storia di rapimenti alieni e football liceale di ‘Beam Me Up’. Tocchi inaspettati, eppure imprescindibili. Il risultato non suona tanto come una raccolta di brani indie rock, quanto come un sogno su una raccolta di brani indie rock: vivido ma frammentario, intimo eppure astratto, emotivamente profondo ma volutamente indiretto. Da un lato, è solo un altro punto sul continuum di band come Pavement e Velvet Underground, che sanno tenere in equilibrio concretezza e astrazione, ombra e luce. Dall’altro, incarna perfettamente il suo tempo: un ragazzo dall’aspetto ordinario il cui talento per melodie e suoni ricercati funziona sia come sottofondo rilassante che come oggetto di analisi nelle sezioni commenti per l’enigmaticità dei testi. La sua fan base ci si aggrappa con forza, e c’è una ragione: come i sogni più riusciti, Alex G apre le porte al mistero.