

In un tweet del 2015, pochi mesi dopo aver caricato il singolo di debutto ‘White Iverson’ su SoundCloud, Post Malone aveva scritto: “QUANDO COMPIRÒ 30 ANNI, DIVENTERÒ UN CANTANTE COUNTRY/FOLK”. Non ne aveva ancora 20, e in breve si sarebbe ritagliato un profilo da rapper dalle venature malinconiche, con melodie impossibili da dimenticare. In realtà, la previsione non era del tutto azzeccata. Al momento dell’uscita del suo primo LP country, il cantante e chitarrista texano di anni ne ha solo 29: e il risultato suona talmente naturale che viene da chiedersi perché ci abbia messo così tanto. “Ho sempre voluto fare un disco come questo, ma per molto tempo mi è sembrata un’impresa impossibile, perché non capivo come cavolo funzionasse”, racconta Malone a Kelleigh Bannen di Apple Music. Non aveva mai registrato con una band completa, né conosceva gli ingranaggi della ben oliata macchina dell’industria autorale di Nashville. Tuttavia, cresciuto sulle note di Hank Williams, George Strait e delle altre star della scena amate dalla madre o su quelle delle icone degli anni ’90 come Brad Paisley e Tim McGraw che ascoltava il padre, ben presto si è ritrovato a Nashville con habitué del successo quali Luke Combs, Chris Stapleton e HARDY, a suonare fino alle 6 del mattino (“Ho imparato che di solito non va così”, aggiunge. “Si lavora più che altro dalle nove alle cinque”). A giudicare dalla tracklist, si potrebbe pensare che F-1 Trillion sia un’uscita discografica dove l’ospite del caso si accolla il lavoro più grosso, ricco com’è di nomi caldi del country moderno (Morgan Wallen, Jelly Roll) e di leggende come Hank Williams, Jr. e Dolly Parton. La verità è invece che Malone possiede un talento naturale da crooner honky tonk, grazie al quale elargisce ballate da tasche vuote tipo ‘Losers’, con il pathos a 1000, e numeri boogie come ‘Finer Things’, che trasuda grinta e spavalderia: “Platinum on my teeth, wagyu on my grill, and George Jones crankin’ out my Coupe DeVille” <“Platino sui miei denti, carne di toro sulla mia griglia e George Jones che esce dalle casse della mia Coupe DeVille”>, canta in quest’ultimo brano. E anche se singoli come ‘I Had Some Help’ (con Wallen) e ‘Guy For That’ (con Combs) sono strazianti cronache di struggimenti d’amore e sbornie, il Malone tipicamente umorale sembra divertirsi come non mai. È lui stesso ad ascrivere parte di questo risultato al necessario cambio di scenario. “Lavorando , ho sempre avuto molte distrazioni”, confessa. “È piacevole andare a Nashville e incontrare persone che sono le migliori in quello che fanno, incredibilmente gentili e piene di talento”. (Inutile aggiungere che collaborare con monumenti viventi come Parton, Paisley e McGraw non guasta). Molto di ciò è dovuto al percorso di crescita personale dell’artista, soprattutto dopo la nascita della figlia, che ha ora 2 anni, alla quale ha dedicato la dolce traccia di chiusura dell’album. “Per un bel po’, mi sono sentito schiacciato dal peso delle cose”, ammette. “Ma per una volta, non sono più triste”. A quasi un decennio dall’inizio della sua carriera, F-1 Trillion sembra per Malone un gioioso ritorno a casa: un abbraccio alla giovinezza filtrata attraverso la lente di un’improbabile età adulta. “È questo il bello della musica”, dice con un sorriso a 12 carati. “Puoi amare ogni cosa”.